Laura Fincato
 
 

Sono nata a Vicenza nel 1950. Mio padre veniva dall’altipiano di Asiago ed era tipografo: ha lasciato questo mondo tanto presto; mia mamma è sarda (e rocciosa): ancora a pranzo la domenica pensa di dover compensare un digiuno settimanale. A Vicenza ho frequentato il liceo classico e poi a Padova mi sono laureata in Filosofia.

Quindi la solita trafila: insegnamento nei licei, iscrizione al PSI nel 1972 ed elezione al Consiglio comunale di Vicenza a 25 anni: ci sono restata per 15 anni. Intanto però a partire dal 1983 sono stata eletta tre volte deputato nelle liste del Partito Socialista. Così prima sono stata Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione (89-92) e poi agli Affari esteri (93-94). Nel partito ho avuto
incarichi vari ed ero in Direzione quando si sciolse.

Infatti il quadro politico intanto era girato, ma Lamberto Dini mi ha chiamato a Capo della sua segreteria di Ministro degli Esteri ed ho lavorato al suo fianco fino al 1999.

L’esperienza privata era però lì ad attrarmi e come direttore delle relazioni europee ho lavorato per Omnitel ora Vodafone tra Roma e Bruxelles proprio mentre la UE varava le direttive sulla telefonia mobile. L’esperienza internazionale si è articolata anche in rapporto di consulenza all’ILO (International Labour Office) dell’ONU e per l’agenzia IMG (International Management Group) con sede a Ginevra e poi Belgrado. Infine dal 2001 al 2006 sono stata nel CdA della SAVE qui a Venezia.

Intanto mi ero pure trasferita a Mestre e da qui fui rieletta alla Camera nel 2006 nelle liste dell’Ulivo e ho fatto il Capogruppo nella Commissione Finanza fino al 2007. Il quadro politico si è fatto liquido ed io – come tanti – ho tentato di consolidarlo prima nella DL-Margherita, lavorando con Rutelli e poi nel Partito Democratico a fianco di Bersani.

In quella stagione politica sono divenuta assessore a Venezia nella giunta Cacciari, prima all’Ambiente, Piano Strategico e Pianificazione Territoriale (2005-06), poi lasciato l’Ambiente, anche ai Lavori Pubblici della Terraferma. E infine pochi mesi fa anche all’Informatizzazione ed al Coordinamento Interassessorile del Turismo.

Ora sono, per delega del Sindaco, Presidente del Comitato Venezia Expo Shanghai 2010 e, per nomina del Presidente Paolo Costa, componente del Comitato Portuale.

La stagione veneziana è stata intensa, ma il mio impegno principale si è sviluppato nel sostegno delle attività industriali di Venezia, dall’Accordo della Chimica, all’Accordo per una nuova Porto Marghera, all’Accordo Vallone Moranzani per il recupero ambientale.

Ora vivo, non sola, a Mestre al Quartiere San Paolo ed ho la residenza alla Giudecca alla Junghans; sono iscritta alla Canottieri Giudecca e vogo – male – alla veneta. Tifo per il basket femminile Umana Reyer, anche se sono soprattutto juventina. Ho molto viaggiato e non sempre per lavoro, con una passione che è seconda solo a quella per Lorenzo che ha quasi quattro anni e vive a Torino, ma telefona spesso alla zia.

LE MIE IDEE IL MIO IMPEGNO

1. Palazzo Aperto. - Il Comune è la casa di tutti i veneziani. Voglio dialogare con tutti, condividere e confrontarmi sulle scelte, che vanno fatte con la massima trasparenza, comunicando di più e meglio le nostre idee sul futuro della città. Voglio coinvolgervi, perché credo nella partecipazione dei cittadini alle trasformazioni. D’altronde per chi se non per voi deve essere amministrata la città?
2. Rinnovare le persone e le idee. - E’ tempo di rinnovare la nostra classe dirigente premiando talenti, progetti innovativi, idee a livello del ruolo di Venezia nel mondo. I criteri devono essere il merito e l’eccellenza, le scelte fatte per competenza e non per appartenenza.
3. Conti in ordine, efficienza dei servizi. - Il buon governo della nostra città passa anche attraverso la razionalizzazione dei costi e la diminuzione degli sprechi ancora esistenti. Una macchina amministrativa più snella e società di servizi più attente all’efficacia sono necessarie per una amministrazione pubblica all’altezza delle attese dei cittadini.
4. La città vivibile. - Venezia è una grande città con una vocazione metropolitana capace di comprenderne tutti i luoghi, così diversi eppure cosi uniti in una matrice comune. Essa sta già diventando più vivibile, ma voglio individuare e lavorare sui punti ancora oscuri, tormentati e irrisolti della città con un progetto quinquennale il più possibile partecipato in ogni frangia del
territorio, nell’ottica di avere in Mestre il centro della città metropolitana che verrà definendosi nella legge sul federalismo oggi in attuazione.
5. La città d’acqua, capitale verde d’Italia. - Venezia è uno dei comuni più vasti dell’Italia, ma una gran parte della superficie è acqua: facciamo innanzitutto di questa un legame piuttosto che un intralcio. Dall’acqua è sorta la città mille anni fa, oggi può ancora averne grandi benefici. È la porta d’acqua dell’Italia padana ed in essa una importante Euroregione trova il collegamento con il
mondo intero. Qui, come in Olanda, dall’acqua ci si difende, con l’acqua si convive e sull’acqua si prospera. Così Venezia può diventare – e già lo sta diventando – la città più verde d´Italia: è un valore imprescindibile se vogliamo investire sulla qualità della vita. Sicurezza idraulica, bonifiche, mobilità sostenibile e non inquinante, un grande piano parcheggi per agevolare gli spostamenti e
ridurre il traffico. In centro storico bisogna insistere nella salvaguardia di un patrimonio unico al mondo, anche investendo nel decoro e nella pulizia.
6. Venezia-Mestre, città metropolitana. - In questi anni abbiamo puntato a ridare qualità al territorio, la tangenziale finalmente non è più un incubo, il Lido va rapidamente recuperando un grande ruolo residenziale e turistico, via Torino e viale Ancona sono una realtà urbana di primo ordine, l’Arsenale è tornato vivo, la Giudecca è un’area residenziale ambita, in un’area centrale in
Mestre non più ospedaliera è in corso una ampia riedificazione che con il museo del Novecento e la Torre liberata renderà centralità a quei luoghi, da Santa Marta a Piazzale Roma e a Cannaregio ovest la città cambia in velocità, la città giardino di Marghera non è meno dinamica. Ho lavorato a questi risultati e voglio continuare su questa strada, anche puntando alla rottamazione di parti della
città, quelle del degrado ambientale e sociale, per averle nuove e migliori; penso a una ricucitura – urbanistica e dei collegamenti – con le periferie. Credo davvero nell’incentivazione ovunque nella città di un tessuto commerciale a misura d´uomo (e di donna, in ogni caso).
7. Qualità e conoscenza per scoprire Venezia, non solo turismo passivo. - Penso ad una nuova organizzazione della ricettività turistica, finora lasciata in buona parte ad una massiccia, ma sparsa e individualistica iniziativa diffusa. Dobbiamo renderci conto che “Venezia” è un richiamo mondiale incontenibile nei numeri e, se penso che a Mestre dormono più turisti che a Torino,
ritengo che sia necessaria un complessiva politica locale centrata sulla qualità e sulla valorizzazione delle diverse zone della città per diffondere i grandi eventi, differenziando gli accessi, aprendo gli spazi vuoti, frenando “Venezia, la luna e tu”, ma anche il monopolistico palazzo Ducale per permettere la conoscenza di una città vera, frutto di mille anni di attività umana. Ci vuole un freno
al turismo “mordi e fuggi” e alle strutture che lo favoriscono, e voglio che si recuperi una fruizione non solo estetica ma anche culturale, educativa e profonda di Venezia. È fondamentale coinvolgere le tante associazioni cittadini che già animano con passione la vita culturale della città. Il recupero del contributo scientifico delle due grandi Università cittadine è il cardine di un rilancio della città
della conoscenza.
8. Marghera, il cuore dell’economia e un patto per il lavoro. - Porto Marghera è il futuro, non il passato del nostro territorio. Industria, logistica, portualità: 3200 ettari a disposizione di chi vuole fare impresa, economia e sviluppo, per mantenere e rilanciare l’occupazione e sfruttare una delle posizioni più felici dal punto di vista delle rotte commerciali e della logistica industriale. Penso ad
un nuovo patto, che impegni le amministrazioni pubbliche, le parti sociali, le associazioni di categoria, ad impegnarsi nello sviluppo dell’occupazione e a incrociare meglio domanda ed offerta di lavoro, sfruttando le opportunità offerte da artigianato, piccola, media e grande industria, mondo della ricerca e dell’innovazione.
9. Un welfare che elimini le disuguaglianze. - La crisi economica obbliga il Comune ad uno sforzo superiore per aiutare le famiglie in difficoltà, attraverso tariffe agevolate, esenzioni per alcune particolari fasce sociali, servizi accresciuti a portata dei più disagiati. L’edilizia scolastica e gli spazi di aggregazione vanno costantemente migliorati e resi funzionali, per la sicurezza dei
nostri figli e dei nostri anziani. Occorre riportare la persona al centro della sanità, garantendo i livelli essenziali di assistenza a tutti e ancor più alle fasce deboli, trascurate e talvolta incapaci. L’aumentata età dei cittadini è un valore sociale da mettere in luce a vantaggio dei nonni e dei nipoti.
10. Case e quartieri di qualità per tutti. - Deve essere soddisfatta una domanda di abitazione di tipo nuovo, di alta qualità urbanistica, architettonica e ambientale, che sia accessibile anche ad una fascia di popolazione (giovani coppie, lavoratori precari, famiglie con anziani a carico, ecc.) che non riesce a confrontarsi con i prezzi del libero mercato. Questi interventi, che possono servire
anche a rinnovare il patrimonio edilizio e a cancellare il ricordo di anonime e grigie periferie, devono essere realizzati in collaborazione con il settore privato, in un grande progetto di housing sociale a valere sulle previsioni dei Piani Casa regionale e nazionale e dei loro finanziamenti. Ma anche il recupero di tante abitazioni sull’acqua e in terraferma a modi più contemporanei è la sfida al risparmio privato per una migliore abitabilità del territorio.